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Di referendum, di trivelle, di mare di dubbi

E’ lo stesso disagio che provi quando sei invitato al battesimo del figlio che la tua ex-moglie ha fatto con l’uomo più insulso dell’emisfero settentrionale (almeno a tuo modesto parere).

Da un lato, sembra brutto e irrituale astenersi dall’andare; dall’altro, ti senti male ad essere chiamato a partecipare ad una cerimonia che: a) vorresti prendesse vita al di sopra della tua esistenza; b) vorresti fosse una cosa privata, per “specialisti”; c) sei convinto possa reificarsi con successo nel mondo anche in caso di una tua ininfluente assenza.

 

Ecco quello che mi viene in mente a due giorni dal voto di domenica, quello per il referendum sulle “trivelle”. Una bella domenica di sole con le scuole aperte che ci costerà, oltre ad una giornata e mezza di babysitter per i bambini in vacanza forzata, 300 milioni di euro, una cifra importante se confrontata ai 38 milioni di royalties pagati nel 2015 dalle multinazionali degli idrocarburi allo Stato italiano per i diritti di estrazione (per non parlare del gettito totale di 352 milioni per tutte le royalties, di mare e di terra, pagate sempre nel il 2015).

 

A ben guardare, partendo dall’inizio della vicenda, mi sembra chiaro di essere di fronte ad una scaramuccia istituzionale tra Stato e Regioni che si sono fatte prendere un po’ la mano con il risultato che  una prova di forza (e di resistenza) si è trasformata in un giochetto piuttosto costoso e alquanto inutile. Pare infatti che le Regioni abbiano già vinto, visto che in principio i quesiti referendari proposti erano sei e soltanto uno, quello di domenica, è rimasto fuori dagli interventi del governo, che tramite l’ultima legge di Stabilità ha accolto in sostanza le richieste delle Regioni. Visto con gli occhi di uno già contrario a buona parte della modifica del titolo V della Costituzione, il quadretto appare piuttosto desolante.

 

Tenendo conto, quindi, della mia “leggerezza” nell’affrontare la questione, ho per il momento selezionato alcune fonti di informazioni utili per farmi un’idea. Ve le giro nel caso anche voi foste indecisi sul da farsi e in bilico tra l’andare a votare e fare i documenti per emigrare a Panama.

 

 

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