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Il mio nuovo, personale, sogno americano

Metaforicamente, hanno mandato il tavolo zampe all’aria, prendendo a schiaffi centinaia di esperti sondaggisti americani e di tutto il mondo. Sono gli elettori di Donald Trump, esemplari di un ceto medio dei paesi ricchi d’Occidente (al di là degli ossimori involontari viviamo pur sempre nella parte benestante del mondo) alle prese con i problemi della globalizzazione, della polarizzazione sociale, della diminuzione degli spazi democratici e dell’angoscia per il futuro. Una fascia (si può dire classe?) di persone che ha risposto (ancora una volta) con la rabbia ed un gesto di rottura nei confronti del “sistema”, votando un miliardario inesperto, bugiardo e razzista alla Casa Bianca.

 

Nulla di nuovo sotto il sole e sotto il cielo (stelle e strisce).
Qualche mese fa, avevo trovato interessante l’analisi (profezia, dicono alcuni) di Michael Moore sull’esito del voto delle presidenziali. Oggi, rileggendola, la trovo addirittura azzeccata (fittante direbbero quelli fighi) nel suo descrivere lo stato d’animo profondo degli elettori americani (ma non solo, vero Francia, Italia, UK, etc.?).

 

Leggendo Moore, Chomsky e tanti altri che hanno provato a capire prima e dopo il voto cosa sia successo, quello che mi rimane dentro è una bella dose di tristezza. Difficile trovare una via d’uscita, difficile pensare che il disagio caotico e frustato di questi pezzi di società possa trovare giovamento dalle politiche di un personaggio come Donald Trump (peraltro privo di una classe dirigente degna di questo nome, visto che fino a ieri era inviso a tutto l’establishment repubblicano).

 

Oggi, come ieri, la mia personale speranza, il mio sogno ad occhi aperti è sempre lo stesso. E vede le società capaci di formare, pian piano, con fermezza e gentilezza, cittadini migliori, a partire dalla scuola. E un sogno in cui un rappresentante medio della working class -impoverito e a rischio emarginazione sociale- alle prese con uno Stato sfuggente, incapace di comunicare e di dare risposte concrete a bisogni concreti, si comporterebbe come Daniel Blake (l’eroico protagonista dell’ultimo film di Ken Loach). Che reagisce alle vessazioni della burocrazia, al disagio e alle difficoltà di vivere in un mondo in cui l’1% della popolazione mondiale possiede più del restante 99%, tenendo fede alla sua dignità di essere umano e di cittadino, dando un significato reale ai principi della solidarietà e del rispetto. Questo è, sinceramente e definitivamente, il sogno americano 2.0 che mi piacerebbe veder realizzato.

 

Nelle cose di tutti i giorni, dalle chiacchiere al bar all’educazione dei miei figli, questa è la mia stella polare, che guida i piccoli grandi sforzi che faccio per crescere e far crescere persone migliori e che, dopo tutto, mi fa essere ottimista e pensare che è sempre meglio accendere una candela che maledire il buio (cit.). Il sole sorgerà ancora dice Obama. Crederci può solo contribuire a farci essere persone migliori. Dopo tutto, domani è un altro giorno…(vi ricorda qualcosa?).

 

ps. ho appena scoperto che in Nebraska, dove non ci sono esecuzioni capitali dal 1997, gli elettori hanno votato per la reintroduzione della pena di morte, che era stata sospesa nel 2015. In Oklahoma, lo Stato con il più alto tasso di esecuzioni capitali, il voto ha confermato la legittimità della pratica.

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