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Memento

“La memoria di questo Paese è corta. Istantanea, direi. Quella dei suoi giornalisti, per lo più cangiante, variabile alle convenienze”.
Lo ha scritto Carlo Bonini, inviato de La Repubblica, nella lettera con la quale annuncia le sue dimissioni da consigliere dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti. La sua decisione è maturata, come spiega bene lui stesso, dopo aver appreso che Renato Farina, radiato dall’Ordine nel 2007 per aver collaborato con il servizio segreto militare con il nome in codice “Betulla”, è stato reintegrato nell’Ordine lo scorso 3 settembre con il voto unanime dell’Ordine della Lombardia. Tale reintegro, che trasforma “la vergogna e il discredito in perdono e resurrezione”, secondo Bonini è un colpo micidiale inferto alla deontologia professionale e, in particolare, alla memoria di Giuseppe D’Avanzo, collega giudiziario che con Bonini ha condotto tante importanti inchieste.

Il disinteresse per la Storia e per la memoria del popolo italiano è un fatto noto che, purtroppo, condiziona anche la qualità della vita civile e politica del Paese. La memoria, qui da noi, è sempre sfumata, mentre la responsabilità è frammentata e incerta. Stare a galla, cercare di evitare i guai, salire sul carro dei vincitori traendo il massimo beneficio dal minimo sforzo in ogni possibile azione: ecco i pilastri della morale “all’italiana”, per cui siamo noti in tutto il mondo.

Da romano, mi rendo conto che è facile indugiare nel fatalismo e nel cinicamente bonario menefreghismo. Ma credo che nessuno, in tutta Italia, se lo possa più permettere. Scontiamo un deficit gigantesco di consapevolezza e di verità. Ma la ricerca della verità è un diritto/dovere che abbiamo l’obbligo di perseguire, per noi stessi, per chi non c’è più, per chi sarà protagonista o spettatore del futuro di questo paese. Per questo ieri sera mi è dispiaciuto constatare che nel cinema a vedere “La trattativa” di Sabina Guzzanti c’erano solo 14 persone, in una sala da più di 200 posti. Ennesima conferma che: a) senza grandi investimenti pubblicitari è difficile richiamare l’attenzione del pubblico; b) le persone rispetto al tema dei rapporti tra mafia e politica sono ormai assuefatte e rassegnate; c) ogni possibilità di cambiamento generalizzato non può che cominciare dalla scuola, vero incubatore di futuro.

2 Comments

  • Roberto

    09.10.2014 at 20:30 Rispondi

    Il tuo post fa riflettere, come spesso accade, e condivido in pieno le cose che dici sulla ricerca della verità e la situazione che viviamo in Italia, dove siamo noi stessi ad essere i principali responsabili dei disservizi e del malaffare che ci succede intorno perchè al massimo ce ne lamentiamo, senza poi, nel nostro piccolo, fare nulla di concreto che segni la differenza con il “magna magna” generale.

    Peccato che citi Carlo Bonini però, di cui ho avuto la sfortuna di leggere diversi articoli sul mondo del tifo del calcio, che dimostrano come la cialtroneria e l’approssimazione appartengano anche a lui.

  • alessandro

    09.10.2014 at 23:19 Rispondi

    Per quello che ho letto di lui non mi sembrava così incapace ma non ho mai seguito nulla che riguardasse il mondo del calcio..cercherò di recuperare, grazie della segnalazione roberto.

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